Sembra quasi incredibile ma tra imprevisti e probabilità, impegni di lavoro, burocrazia, sanità, vita sociale e faringiti siamo finalmente arrivati al giorno della partenza.
E la badante ed io festeggeremo il capodanno in modo alternativo, mai vissuto prima da entrambi: in volo sull’Atlantico!
Insomma devo anticipare gli auguri di buon anno ad ora, perché più tardi sarò un pochetto impossibilitato, hehe!
Asunción, stiamo arrivando!
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Questa è la differenza tra noi e gli Etruschi, che sono i più abili nell’arte di interpretare i fulmini: noi crediamo che i fulmini siano prodotti perché le nubi si sono scontrate; essi pensano che le nubi si scontrino per produrre fulmini; infatti, poiché riconducono ogni cosa alla divinità, sono convinti non che i fulmini diano dei presagi perché si sono verificati, ma che si verifichino perché sono destinati a dare dei presagi. Tuttavia, essi si verificano nello stesso modo, che il presagio sia il loro scopo o il loro effetto.
(Seneca, Quaestiones naturales, II, 32, 2)
Questo post è per Giulio e per quel gruppo di bizzarri individui che, per lavoro e per passione, trascorrono il giorno e la notte scrutando il cielo, analizzandone colori e luci, fiutando l’odore dell’aria, osservando il volo degli uccelli e lo sventolio delle foglie… beh questa è una visione poetica del lavoro del previsore. In realtà egli passa ore ed ore al computer analizzando immagini fornite dal satellite, leggendo dati su dati, raffinando modelli matematici per fornire a tutti noi le previsioni del tempo. E poi noi magari, ignorando il duro lavoro che il previsore deve compiere per guadagnarsi il pane, ce lo mandiamo perché, avendogli dato credito e aspettandoci pioggia anziché questo sole, non abbiamo puntato la sveglia e non abbiamo ricollegato la batteria della moto!
Sappiate, o previsori, che scattando queste foto per un attimo ho pensato a voi.
Note:
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