A voi che scrutate il cielo

di marcognu | 11/12/2008

Questa è la differenza tra noi1 e gli Etruschi, che sono i più abili nell’arte di interpretare i fulmini: noi crediamo che i fulmini siano prodotti perché le nubi si sono scontrate; essi pensano che le nubi si scontrino per produrre fulmini; infatti, poiché riconducono ogni cosa alla divinità, sono convinti non che i fulmini diano dei presagi perché si sono verificati, ma che si verifichino perché sono destinati a dare dei presagi. Tuttavia, essi si verificano nello stesso modo, che il presagio sia il loro scopo o il loro effetto.2
(Seneca, Quaestiones naturales, II, 32, 2)

Questo post è per Giulio e per quel gruppo di bizzarri individui che, per lavoro e per passione, trascorrono il giorno e la notte scrutando il cielo, analizzandone colori e luci, fiutando l’odore dell’aria, osservando il volo degli uccelli e lo sventolio delle foglie… beh questa è una visione poetica del lavoro del previsore. In realtà egli passa ore ed ore al computer analizzando immagini fornite dal satellite, leggendo dati su dati, raffinando modelli matematici per fornire a tutti noi le previsioni del tempo. E poi noi magari, ignorando il duro lavoro che il previsore deve compiere per guadagnarsi il pane, ce lo mandiamo perché, avendogli dato credito e aspettandoci pioggia anziché questo sole, non abbiamo puntato la sveglia e non abbiamo ricollegato la batteria della moto!

Sappiate, o previsori, che scattando queste foto per un attimo ho pensato a voi.

Note:

  1. Romani
  2. Hoc inter nos et Tuscos, quibus summa est fulgurum persequendorum scientia, interest: nos putamus, quia nubes collisae sunt, fulmina emitti; ipsi existimant nubes collidi ut fulmina emittantur; nam, cum omnia ad deum referant, in ea opirione sunt tamquam. Non, quia facta sunt, significent, sed quia significatura sunt, fiant. Eadem tamen ratione fiunt, siue illis significare propositum, siue consequens est.

Scendere dalla pianta

di marcognu | 10/12/2008

Ero a letto da un’ora ma non ho resistito e sono venuto di nuovo davanti al mac. Sarà che non ho sonno perché la sveglia è suonata alle 8:00 e mi sono alzato alle 9:30; sarà che ho passato questo lungo weekend in casa; sarà che oggi avrei voluto fare n cose e ne ho concluse 2 massimo 3. In ogni caso il cervello andava a manetta e quindi son venuto ad evacuare ciò che mi frulla per la testa.

Ho invitato il Gandi a scrivere quanto più possibile su questo blog per 2 motivi:

1. il Gandi è mio amico, non lo vedo fisicamente da quasi due anni e sento la sua mancanza. Lo conosco da una vita e abbiamo una vagonata di aneddoti da raccontare. Chissà, forse un giorno riporterò qualche estratto dei diari scritti quando abbiamo fatto i commessi a Vieste, millenni or sono. Sta di fatto che il Gandi potrebbe scrivere di come si spinnola davanti al mac, se a mani nude o col cotton fioc, che a me va bene uguale. Mi fa piacere che partecipi a questa idea.

2. il Gandi può raccontare un mondo che per la maggior parte di noi non esiste.

Ad ottobre sono stato ad Istanbul. Sono partito scettico e sono tornato entusiasta. E’ una città affascinante, enorme, mediterranea, piena di gente di ogni tipo. Sono tornato con la convinzione che ogni italiano debba fare un viaggio fuori dal territorio nazionale almeno una volta ogni due anni (i villaggi turistici non contano!), per confrontarsi e per scendere dal piedistallo.

Confrontarsi: non è che puoi andare ad Istanbul e spaccare i maroni in albergo perché vuoi la pasta, ti fanno la pasta e allora li spacchi ancora di più perché è scotta, è messa sul piatto piano accompagnata da dei broccoli bolliti a parte! E però il caffè fa schifo! E guarda come guidano! E però la guida non si spiega bene! E e e e… echeccazzo, stattene a casa! Sì è vero: non tutti gli italiani dovrebbero fare un viaggio all’estero almeno ogni due anni, ad alcuni bisognerebbe vietare di uscire dal comune di residenza!

Scendere dal piedistallo: siamo qui a tirarcela per l’expo e alla fine Milano è un decimo di Istanbul! (E quelli, a Istanbul, hanno fatto il tunnel della metropolitana che passa sotto il Bosforo, unendo l’Europa all’Asia. Con la metropolitana. Quelli. Non il tramino delle valli…) Ci sentiamo forti perché il nostro primo ministro va al G8 e intanto abbiamo un pil che cresce al ritmo della chioma di un calvo! Consideriamo tutti terzo mondo quando il terzo mondo lo viviamo in patria, con la mentalità del compromesso, con la corruzione, con la raccomandazione, con il trasformismo, con l’autore di un libro che deve vivere sotto scorta, col treno per Bergamo dal binario 22 sporco e che ci impiega un’ora per fare 55Km, con la banda larga che non è poi così larga e non è per tutti, con la fuga di cervelli che manco a Bangalore! Almeno in Paraguay tutti sanno che certe cose vanno in un certo modo, mentre noi fingiamo che non sia così. Ma poi…

Il fatto è che ignoriamo completamente il 99% del pianeta, non sappiamo cosa accada altrove, ma ci sentiamo forti e sicuri della nostra esistenza qui. Ci sentiamo ricchi e ci sentiamo – come scriveva il Gandi – l’élite. Magari abbiamo 150 amici in facebook sparsi sul pianeta, ma a parte condividere il risultato del quiz “ti piace la patata o preferisci il cetriolo?” di più non comunichiamo… per forza! è già bello se usciamo dalle scuole sapendo scrivere decentemente the book is on the table, figuriamoci un discorso più articolato! Le notizie al telegiornale riguardano luoghi astratti, sono posti filtrati dalla tv e, come tali, non ci possono colpire più di tanto, nel bene e nel male.

Ma l’emozione di provare quel senso di smarrimento davanti ad una distesa sterminata di palme, della quale non vedi la fine, nella quale il tuo cellulare 3G non serve a un cazzo, dove di notte c’è un frastuono di animali che fanno rumore manco fossi in centro; sentire l’energia della Natura ogni volta che ti alzi ed esci; girare in una città completamente distante da quanto tu sia abituato a vedere; incontrare gente curiosa di conoscerti, che ti insegna qualcosa della propria lingua e impara qualcosa da te. Questa è una parte fondamentale della vita!

L’ha scritto il Gandi qualche post fa, per il Paraguay. Facciamo tesoro della sua esperienza, delle foto che ho messo online, delle informazioni che possiamo trovare su Internet. Ma soprattutto per il 2009 cerchiamo di scendere dalla pianta, cerchiamo di evolvere. Prendiamo spunto, andiamo e sperimentiamo. Facciamoci un giro in uno stato europeo, così capiamo cosa aveva in mente Mazzini e quale sia il valore dell’Unione Europea. E se fosse possibile, facciamo un viaggio in un altro continente, che ci fa solo bene. L’importante è andare e imparare qualcosa. Così magari saremo un pò più obiettivi nel valutare e nel valutarci.



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