Le ho trovate.

Incredibile ma le ho trovate, le 9 buone ragioni per tornare in Italia. Pensavo fosse più difficile, ma evidentemente ho ancora qualcosa di non risolto in Italia (tipo pestare a morte il sig. marcognu).

In ogni caso, ecco le ragioni.

1-Il lavoro.
Se alcuni di voi hanno letto il mio primo post, si chiederanno: “ma il lavoro non era pure la prima buona ragione per restare in Paraguay?” In effetti avete ragione, è così… ma non sono improvvisamente impazzito. Il fatto è che il lavoro è anche la mia prima buona ragione per tornare in Italia, semplice. Come alcuni sapranno da alcuni anni sono ormai felicemente sposato col mio lavoro e mi piace – ogni tanto – portarlo in giro, fare con lui lunghi viaggi transoceanici, ragion per cui penso che si meriti, porello, una vacanzina in Italia di qualche mese. Dall’inizio, il progetto “Paraguay” contemplava l’idea di aprire una casa di produzione qui, ad Asunción, lanciarla, promuoverla e quando fosse stata in grado di funzionare sola con un buon volume di lavoro, tornare in Italia per non perdere i contatti professionali e continuare a lavorare anche lì. La speranza sarebbe quindi passare alcuni mesi all’anno in Paraguay, lavorando sui nostri progetti “Kinemultimedia” e gli altri in Italia, continuando la mia carriera di montatore o assistente al montaggio su progetti cinematografici di alto livello tecnico. Ed è questo che non voglio perdere soprattutto, la possibilità di fare esperienze di lavoro tecnicamente importanti. Per la parte creativa non c’è problema, qui in Paraguay mi sto divertendo parecchio, ma per il resto… quello che trovo in Italia qui non lo trovo, per ora. Beh… diciamo che siamo in cammino, stiamo lavorando per realizzare questo complesso progetto.

2-La famiggghia.
Non sono mai stato tanto italiano come da quando non sono in Italia (la sintassi è giusta? …boh). A parte il fatto che la famiglia (la mia famiglia personale) mi manca e questo mi pare normale dopo quasi due anni d’assenza, la riflessione che però vorrei esporre ora parla del senso di appartenenza, delle radici, della cultura propria del paese in cui uno nasce e cresce. E la mia riflessione è molto semplice (e forse anche un po’ banale): un italiano si accorge di quanto intimamente, disperatamente sia italiano quando vive all’estero. Ma soprattutto: e non la smette mai di essere italiano! Mi spiego… io, onestamente parlando, non sono particolarmente fiero di essere italiano, conosco bene i difetti, le problematiche, le vergogne dell’Italia (una l’abbiamo pure eletta come presidente del consiglio…) e quando qui in Paraguay parlo del mio paese non spendo parole mielose per descrivere quanto sia bello, accogliente, ricco e paradisiaco. Al contrario, cerco di essere onesto. Poi però arriva Ricardo (il mio socio cubano) e si lamenta, dicendomi che noi italiani siamo tutti uguali e che pensiamo che l’Italia sia il miglior paese del mondo. E io mi incazzo. Mi incazzo perché… gli dico: “Ma quando mai ti ho detto una cosa simile? …forse qualcun’altro, non so…” A questo punto ci addentriamo nell’argomento e lui mi inizia a dire che la cucina cinese è meglio di quella italiana. “E no! Col cazzo, è arci-risaputo che la cucina italiana non ha rivali nel mondo, come fai a paragonarmi l’involtino primavera con le cozze ripiene, dai!” Allora afferma che paesaggisticamente l’Italia non è un granchè. “Ma come non è un granchè! Ma il mare della Sardegna? …l’hai visto tu il mare della sardegna? E le colline toscane? E tutti i monti che ci abbiamo, per esempio il Trentino o… o la Valtellina? Eh? E i fiumi? I laghi? Le coste? Le pianure? Tutto. Abbiamo una varietà paesaggistica impareggiabile.” Ultimo tentativo di Ricardo. L’Italia non ha prodotto molto geni, molte personalità di spicco del genere umano. “Ma sei scemo?! Ma dove vivi?… Ti dico solo un nome: Leonardo da Vinci. Che è? …è cubano, Leonardo da Vinci, eh?” …e poi via, gli riverso addosso una quantità infinita di nomi che quasi lo annego, passando da Giulio Cesare a Del Piero. E c’ho ragione io, c’ho ragione… o forse è lui ad aver ragione? Merda, m’ha fregato.
Morale: è vero, noi italiani siamo tutti uguali e io c’ho la bandiera tricolore accanto al letto, mangio pasta tutti i giorni e quando mi parlano di calcio gli dico che noi siamo campioni del mondo. Tiè!

3-Gli amici.
La cosa più difficile non è trasferirsi all’estero. Quello è facile, si prende un aereo, si cerca una casa dove vivere (se hai l’euro è ancora meglio), poi un lavoro, ci si adatta un po’ ai costumi locali, magari la lingua, ecco… se non sai la lingua ti devi sbattere un po’, ma tutto sommato te la cavi e anche in fretta. Il problema è che ognuno di noi è la somma delle relazioni umane (familiari, d’amicizia, d’amore…) che ha creato nel corso di una vita, nel mio caso 32 anni di vita. E quando vengono a mancare questi vincoli, questo punti esclamativi dell’esistenza è come se mancassero le sinapsi al cervello, il cervello non funziona più, non c’è più comunicazione tra i neuroni, nessuna connessione, ogni cellula è isolata in sé stessa. E costa fatica… un’enorme fatica ristabilire il contatto, ricreare nuove sinapsi. E’ come ripartire da zero, come un neonato che inizia a formare il proprio io attraverso la separazione dal mondo e la costruzione di un proprio ambiente sociale con cui interagire. E’ un nuovo inizio. Ma – tenendo in conto – che non si può (e non si desidera) cancellare il passato, il processo è ancora più complesso e doloroso, perché ci si ritrova incastrati nel mezzo di due diversi “spazi sociali” – chiamiamoli così – oscillando tra l’uno e l’altro come stupide biglie. A volte penso addirittura che ci siano due Gandi, ma quasi sempre entrambi vorrebbero la possibilità di alzare il telefono in qualsiasi momento e sentire una voce che dice: “Ciao merda…”.

4-La cultura.
Non è che qua mangiano le ghiande. Che significa? …non so. Però quello che voglio dire è che i paraguayi non sono idioti, tutt’altro! …certo, un ragazzo una volta mi ha chiesto se Roma era la capitale della Francia… però era molto giovane… e poi voglio vedere quanti di voi sanno qual è la capitale del Paraguay! o della Colombia… o del Nicaragua… manco noi siamo dei fulmini di sapienza, vah. No, quello che mi manca è andare al cinema a vedere l’ultimo film di Tsai Ming-Liang, la mostra di Chagall, lo spettacolo al Donizzetti, il concerto del Bepi… ah ah ah, no scherzo… beh, non tanto, mi piacerebbe davvero andare a un concerto del Bepi… ma il Bepi canta ancora? Comunque. Quello che mi manca è l’accesso a proposte culturali di tutti i tipi e di alto valore artistico. E qui non c’è nulla di tutto ciò. Questa è – ad esempio – una delle principali ragioni per cui moltissimi giovani paraguayi vogliono andare in Europa. Per poter accedere a questo tipo di cultura, per poter vedere, ascoltare, sentire, respirare qualla che l’occidente ha codificato e a volte imposto come cultura di serie A. Io ci sono nato in questa cultura e la amo e mi manca, ma i paraguayi no, sono nati sotto altre stelle e siccome il modello culturale proposto su scala mondiale è questo, loro hanno una sete pazzesca di questa nostra cultura. Non so se sia un bene o un male, non so quale cultura sia superiore (ma poi mi chiedo: ha senso di parlare di culture differenti? bisognerebbe prima definire cosa sia “cultura”), non so… veramente non so. L’unica cosa certa è che ogni italiano o europeo dovrebbe ringraziare il cielo per aver avuto la possibilità almeno una volta nella vita di incrociare con lo sguardo la Torre di Pisa o ascoltare al TG qualcuno parlare della “Pietà” di Michelangelo.

5-Le montagne (e direi anche il mare). Ma le montagne di più.
Vi sembra stupido? Beh, provate a nascere circondati da questa enorme culla di granito, bianca d’inverno e verde d’estate, protetti come da una madre silenziosa. Provate ad arrampicarvici su, ad arrivare in vetta, a stare soli nel cielo assaggiando le nuvole. Provate, provate a osservane da lontano il profilo, affilato e rotto, mentre sentite che la loro terra è la stessa materia di cui è fatto il vostro corpo. Mi mancano. …mi mancano le montagne.

6-La lingua.
Porcaputtanatroiadiquellavaccazoccolaecolcazzoinculodimerdadel
lafigabastardastronzaefigliadiuncoglionetestadicazzoefrociocol
laminchiamosciadiquelpirladituofratelloelabattonadituasorella.
“Senza dubbio sono per un’estetica della parolaccia.”
Ma vi rendete conto quanto è bella la nostra lingua?! Quanto è ricca?! Quante lingue del mondo hanno la dolcezza e la violenza della nostra, la sua espressività, la sua forza e le sue infinite sottigliezze? Quante? In quante lingue del mondo si possono scrivere 10 righe ininterrotte di parolacce e altrettante di parole d’amore? Dovremmo venerarla la nostra lingua e non massacrarla utilizzando lo 0,05% del vocabolario (e vai ancora col punto 2… “Italia caput mundi”). Diamine… beh, tutto ciò per dire che a volte è proprio faticoso esprimersi in una lingua che non è la tua e che non ti appartiene profondamente. Per quanto si possa apprendere perfettamente un nuovo idioma e i modismi caratteristici di un paese, mancherà sempre qualcosa rispetto alla madrelingua, il tono di certe parole, di certi suoni, alcune costruzioni sintattiche che significano ciò che non dicono, alcune sfumature delicatissime. Invece una lingua appresa è una lingua secca, diretta, pulita, è come un piatto ben cucinato ma a cui manca quella spezia particolare che lo renda unico. La parola è forse la parte più profonda e vera di noi stessi. E’ incredibile come – in momenti “topici” della vita (come ad esempio una volta che stavo facendo un incidente d’auto) – mi escano, naturalmente, parole in dialetto bergamasco… e io non so parlare in bergamasco! Aaaah, l’italiano… a volte vorrei accendere la TV e ascoltare il TG1 o addirittura Bruno Vespa. Vespa? …come sono ridotto!

7-Il parmigiano reggiano.
Prima di partire per il Paraguay, Matteo (il marito di una cara amica), che ha una buona esperienza di lunghi viaggi all’estero, mi ha detto: “Non portarti tanti vestiti in valigia, quelli li trovi là… e poi fa caldo. Portati generi di prima necessità ossia: Cibo. Olio, formaggio, pasta, funghi secchi, cose così… ti mancheranno, vedrai.” E’ vero. Verissimo. La relazione dell’essere umano italiano col cibo è morbosa e amorosa (questo sarebbe un vastissimo tema per un altro post) e tutti noi abbiamo dei cibi “di riferimento” di cui non possiamo fare a meno, ognuno ha i suoi. Nel mio caso: il formaggio da grattuggiare sulla pasta. Può essere parmigiano, grana, pecorino, ricotta marzotica… ma deve essere formaggio vero! Purtroppo qui in Paraguay hanno una squallida imitazione chiamata “Reggianito”, dopo un po’ ci fai il callo ma – quando una volta mi han portato un pezzo di parmigiano vero italiano – ho provato la stessa sensazione di Dante Alighieri passando dall’inferno al paradiso. Quindi… chiunque, nella sua enorme bontà, volesse alleviare un poco la sofferenza gastronomica di questo povero emigrante, avrebbe la mia eterna gratitudine se inviasse al mio indirizzo paraguayo un pezzo di parmigiano reggiano o pecorino o grana, di qualsiasi dimensione e peso. Gracias…
Allego poi indirizzo paraguayo.

8-Educazione e salute.
Parlando di cose serie… beh, non è che le precedenti non lo fossero però, diciamo meglio…
Parlando di cose ancora più serie: spero di non ammalarmi qui né – se mai avrò dei figli – di doverli mandare alla scuola pubblica (ma esiste qui una scuola pubblica?). Allora. Punto numero uno. Nel caso della salute in Paraguay hai solo due possibilità: o muori o sei ricco. Io non sono ricco quindi non vorrei ammalarmi. Sillogismo perfetto. La verità è che in Paraguay non esiste diritto alla salute, la sanità è completamente privata e ci sono diverse fasce di prezzo, dalla più umile (dove forse è anche meglio non farsi curare perché rischi di essere dimesso con più malattie di quando sei entrato), alla più costosa (dove assieme alla cura ti aggiungono anche un paio di conigliette di Playboy). Se non hai soldi, semplicemente schiatti. Non c’è medico o ospedale che accetti di curarti, potresti tranquillamente morire di fronte alla porta di un ambulatorio. Da questo punto di vista, sì non ho dubbi a definire il Paraguay paese del “terzo mondo” e la bistrattata Italia (con tutti i problemi di mala sanità che ha) paese del “primo mondo”… ma gli Stati Uniti per esempio?
Punto numero due. Nel caso dell’educazione in Paraguay hai sempre le solite due possibilità: o sei ignorante (nel senso etimologico del termine) o sei ricco. In questo caso, per fortuna, non sono ricco ma almeno un po’ d’educazione l’ho già messa in cassaforte. Il fatto è che non esiste, che io sappia, la scuola pubblica in Paraguay. Anche l’educazione – come la salute – si misura in varie fasce di prezzo. Bambini poveri: scuole fatiscenti senza il tetto, professori mediocri e malpagati, strutture inesistenti. Bambini ricchi: scuole colla tazza del cesso in parquet, professori stranieri, i-pod a merenda. Bambini poverissimi: al semaforo a lavare i vetri. Penso che almeno il 50% dei bambini di Asunción mi abbia già lavato il vetro della macchina. Finchè almeno il diritto alla salute e all’educazione gratuite non sarà riconosciuto in tutti i paesi, continuerò a sostenere che il mondo intero è “terzo mondo”.

9-Ultimo ma importantissimo: Prendere a calci nel culo il Silvio.
E’ una vita che lo voglio fare, cazzo. Diciamo da quel lontano 1993 in cui il nostro unto (perché nella privacy e senza cerone sarà anche un po’ unto, no?) …dicevo, in cui il nostro unto dal Signore ha deciso di scendere in campo, un po’ come il Milan a San Siro, a parte il fatto che l’avversario che lo prende nel retto siamo noi e non il Deportivo Bratislava. Dio, sento… sento questa necessità impellente. E mi vergogno anche un po’ perché da qui, dal Paraguay è difficile arrivare a compiere questa missione, mi sento come se avessi tradito questo mio obiettivo. Quindi, ecco… la mia ultima buona ragione è che vorrei tanto tornare per poter realizzare questo mio desiderio. So bene che ci sono tanti tra di voi che sognano la mia stessa cosa, chissà… forse potremmo unirci (per una volta unirci davvero) e cercare di realizzare questo nostro piccolo sogno, che dite? Ce la si può fare per una volta a unire la sinistra?

Anche oggi un articolo lungo, anche oggi le tre di notte, anche domani la mia oia di alzarsi presto. Ed è anche lunedi!

Gandi, corrispondente dal Paraguay

ps: ma devo sempre scrivere dei ps? Hasta pronto…

Vabbé…

la prima domanda che la gente fa quando si parla del Paraguay è: ma dove cazzo è sto Paraguay?

C’è gente che pensa sia in Africa, c’è gente che lo confonde con l’Uruguay, altri addirittura mi han chiesto se ci siano strade in Paraguay… no guarda, qui vivono sugli alberi e mangiano le bacche! Tutto ciò mi porta alla solita conclusione: l’essere umano medio è sostanzialmente una capra (sottoscritto compreso, che prima di venirci in Paraguay lo conosceva solo grazie alla partecipazione della nazionale paraguaya ai campionati del mondo di calcio).

Però il Paraguay è un paese straordinario, non a caso avrei dovuto fermarmi qualche mese e sono già quasi 2 anni.

Per essere precisi geograficamente, il Paraguay si trova esattamente al centro del continente sudamericano, lo chiamano “el corazón de latinoamerica”, stretto tra le superpotenze Argentina, Brasile, Cile e Bolivia, purtoppo l’unico (mi pare) che non abbia sbocchi al mare, ma riesce comunque ad apparire e vivere come una sorta di isola terrestre visto che il 90% dei suoi confini sono costituiti da fiumi, bacini d’acqua vasti quanto un lago medio italiano.

Il Paraguay è stato il primo paese coloniale sudamericano a conquistare l’indipendenza, a fine ottocento era il paese latinoamericano più ricco e progredito di tutti, la prima linea ferroviaria del continente l’hanno costruita qui (purtroppo è restata la prima e unica del Paraguay che a tutt’oggi non possiede un treno), il territorio stesso era molto più vasto dell’attuale, insomma questo paese era il top del continente… poi è arrivata la guerra. Una sanguinosa guerra chiamata della “Triplice alleanza” in cui Argentina, Brasile e Uruguay (o Bolivia? …boh…) – invidiosi della potenza del Paraguay – si sono alleati tra loro, tradendo gli accordi internazionali precedenti e attaccandolo contemporaneamente da tutte le parti, risultato: gli hanno fatto un culo così! …ossia, gli hanno mangiato 2/3 del territorio e poi l’hanno depredato e schiavizzato. Il Paraguay non si è ancora ripreso.

Ma la storia tragica del Paraguay continua anche nel ‘900, praticamente sti poveri disgraziati son passati da una dittatura all’altra senza soluzione di continuità, ficcandoci in mezzo anche qualche bella guerra come quella del “Chaco” che ha fatto fuori l’80% degli uomini del paese (per questo ci sono tante ma tante donne qui… ma tante… e geneticamente molto pericolose). Ma il massimo della sfiga l’hanno raggiunto con Alfredo Stroessner. La dittatura di Stroessner (orchestrata e sostenuta dagli Stati Uniti) è stata la più lunga di tutto il sudamerica, 35 anni (dal 54 all’89) e una delle più feroci e sanguinarie.

Avete sentito parlare del “piano Condor” e del “archivio del terrore”? …dovreste. In caso contrario consiglio a tutti una bella ricerca su internet, giusto per comprendere meglio la politica statunitense degli ultimi 50 anni in questa parte del mondo e il perchè dell’aria, oserei dire sì (ma con un poco di pudore) “rivoluzionaria” che si respira in questo continente.

Ma ora basta storia. Alla prossima qualche notizia e informazione sulla dittatura e il carattere dell’essere umano paraguayo.

Stasera, scrivendo questo post, mi sono chiesto: ma perchè cazzo non torno a casa? E nonostante a volte venga preso dalla malinconoia e mi metta a riguardare TUTTE le mie vecchie foto che ho sul computer o ad ascoltare tristi canzoni folkloriche lombarde (diosanto!), alla fine dovrà pur esserci una ragione per la mia permanenza in Paraguay, bene… ne ho cercate e trovate 9 (un numero simbolico direi).

1-Il lavoro. Vabbè, mi direte, mica stai a Hollywood! …sì certo, in Paraguay non esiste cinematografia però ci sono degli aspetti unici e affascinanti. In primo luogo dove non c’è nulla, tutto è possibile. Qui si può costruire (quasi) da zero, beh quasi, neh… e c’è una passione e una tensione positiva nelle persone che in Europa (dove il mercato, economico e “creativo”, è già strutturato e consolidato) non ho mai sentito, ci sono milioni di storie interessanti da raccontare, luoghi incredibili, personaggi fantastici, è un po’ come essere un pioniere nel far west e scoprire una immensa miniera d’oro e chiedersi: e mo’ come faccio a portarmi via tutto? …però mica te ne vai, lasciando la miniera a qualcun’altro… mica sei così scemo…

2-La qualità di vita. Ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a riflettere sui concetti di “Primo mondo” e “Terzo mondo” (o “quarto”, che ne so…) e mi chiedo: in base a quali criteri definiamo che l’Italia sia un paese del “primo mondo” e il Paraguay del “terzo mondo”? …perchè è indiscutibile che questa classificazione l’abbiamo inventata noi, gente che abita nel cosiddetto “primo mondo”, gente felice, serena, in città sicure e pulite, gente che vive senza stress e in pace col prossimo, siamo la “high class” del mondo e ce lo diciamo da soli! Quindi, resta la domanda (a cui io non ho – onestamente – ancora trovato risposta): con quali criteri si giudica “primo” e “terzo” mondo? Se parliamo di alto livello di corruzione, di povertà economica diffusa a larghi strati della popolazione, mancanza di assistenza sanitaria gratuita, educazione precaria e costosa, criminalità e insicurezza sociale… beh sì, il Paraguay è un paese del “terzo mondo”. Ma siamo poi sicuri che attualmente l’Italia o i super democratici Stati Uniti siano paesi del “primo mondo” in base a questi criteri? A volte penso che il discriminante per distinguere la nostra élite da quelli che consideriamo i poveri derelitti della terra sia la quantità e la vastità dei centri commerciali o la qualità tecnologicamente avanzatissima dei nostri cazzo di rasoi elettrici. Il sospetto dunque mi sorge, non è che esistano altri criteri (criteri più “umani”) per valutare la qualità della vita? …e questo mi porta alla terza ragione della mia permanenza in Paraguay.

3-La natura. Il Paraguay è dal punto di vista naturalistico incredibile. E’ una esplosione di colori, suoni e profumi. Non c’è asfalto che tenga, qui la natura domina ovunque. Ogni casa ha un giardino, ogni metro quadrato cresce un albero, le strade sono piene di fiori e frutti caduti e che marciscono sul cemento perchè nessuno li raccoglie da tanto abbondante è la produzione, il verde… il colore verde è il colore principale (non il grigio topo che avvolge Milano per esempio). Adesso è notte e ho un concerto di grilli fuori dalla finestra e non il traffico automobilistico della fottuta metropoli, la sera – quando rientro a casa – il profumo del gelsomino del mio giardino non è esattamente paragonabile al lezzo dello smog quotidiano del nostro “primo mondo”. Certo, anche qui se vai in centro (soprattutto in orari di punta) l’odore rancido degli scarichi delle vecchie auto e degli autobus a nafta, unito al caldo appiccicoso tropicale, beh… sono onestamente insopportabili. Però è qualcosa di limitato. Limitato a certi orari del giorno e a certe zone della città. Non ti uccide lentamente come da noi, giorno per giorno, ora per ora, con le maledette polveri sottili, forse è brutto sapere di respirare aria decente?

4-Il clima. Dico solo una cosa, o meglio… faccio un paragone. Due anni fa: mi svegliavo alle 7 di mattina, uscivo di casa che era ancora buio, non si vedeva un cazzo, nebbia, freddo, gente incazzata (e te credo!), poi passavo tutto il giorno serrato in uno stanzino senza vedere la luce (ma tanto che me frega, era uguale, perchè fuori persisteva la nebbia… o la pioggia… o comunque il grigiume), rientravo a casa la sera, sempre buio, sempre nebbia, sempre il solito freddo umido di merda. Oggi: mi sveglio (comunque presto, magari non proprio alle 7 in punto, però…) esco di casa e… E C’E’ IL SOLE. Cazzo c’è il sole, proprio lui il sole, un gran bel sole grande e giallo, caldo sin dal mattino. Gli faccio “ciao ciao” al sole e me ne vo’ a lavorare… e incredibile, non ci crederete, qualcuno a volte mi saluta pure! Ma non solo… giuro che non è una balla, il tizio che mi saluta non sembra neppure incazzato come una iena, e io non so perchè non sia incazzato, forse ha vinto alla lotteria…

5-Vado in ufficio in ciabatte. Sì è vero, adesso che è estate vado in ufficio (ossia, in sala di montaggio) in ciabatte, per la cronaca sono infradito rosse. Mi sveglio, faccio colazione, pulisco la cacca del gatto, mi lavo le ascelle ed esco di casa ESATTAMENTE vestito come in casa, in puro stile “homo bestium”. Prima – quando una parte di casa mia era stata adibita a sala di montaggio – non facevo neppure le sforzo di vestirmi quasi, adesso ho dovuto cedere alle “raffinatezze” della società civile e mi devo mettere almeno una maglietta più o meno decente e un paio di pantaloncini e poi fare una lunghissssima camminata di 150 mt. Addirittura due volte al giorno! Che sfiga, neh!

6-La casa. Quanti di voi hanno acceso un mutuo di 20 o 30 anni per comprare un appartamentino da 60 mt quadrati supermoderni, che poi ti alzano magari i tassi d’interesse e uno si ritrova con l’acqua alla gola e non sa più come pagare la rata e la banca che ti caga la minchia e tutto il resto? Quanti vivono arrancando a fine mese in questi cubicoli che manco nel film “Il ragazzo di campagna…” Ma vi sembra normale tutto ciò? A me francamente no. Non mi sembra normale passare 30 anni della mia vita pagando un mutuo per un appartamente claustrofobico. Bene: Paraguay. Vi informo che in Paraguay con la metà dei soldi che spendereste per l’appartamento claustrofobico ci comprate un terreno e ci costruite una casa con piscina, magari non una reggia, ma che cazzo! Tutto ciò grazie al nostro caro euro perchè il cambio è ancora mooolto favorevole. Lo so, probabilmente non è eticamente corretto questo discorso, però è la realtà… e perchè non approfittarne? Mica si fa nulla di male. Adesso… io i soldi per comprare un terreno e costruire una casa non ce li ho, però qualche spicciolo per affittarne una per fortuna sì. E pensare che con 150 euro al mese posso affittare una casa gradevole con sala, cucina, bagno, due stanze, patio e un giardino… no, non mi fa per niente schifo. No, no.

7-La gente. L’essere umano paraguayo è sicuramente particolare. Come del resto qualsiasi essere umano del pianeta. Sarebbe molto complesso cercare di descrivere in poche righe la cultura di questo paese (oltre al fatto che potrei farlo solo superficialmente per ora), il paraguayo bisogna conoscerlo, partecipare dei suoi codici di comportamento per poter essere accettato completamente, bisogna parlare la sua lingua (non solo il castillano, ma anche il guaranì, l’idioma più profondo e autentico del paese. Per chi non lo sapesse il Paraguay è un paese ufficialmente bilingue). Insomma, non è facile inserirsi. Però posso dire una cosa sulla gente, è accogliente e generosa, amichevole senza essere eccessivamente calorosa… e soprattutto – in generale – onesta, ossia… non cercano di fotterti ad ogni piè sospinto per il solo fatto che tu sia straniero, o almeno… non eccedono nel fregarti! Insomma, sono delle brave persone.

8-Il divertimento. Per chi cercasse attività culturali di “alto livello”, un consiglio: non venga in Paraguay. Wim Wenders non verrà mai a presentare il suo ultimo film qui ad Asunción, né Bjork passerà col suo nuovo tour, né Ronconi con uno spettacolo teatrale innovatore, nessuno se lo caga – per ora – il Paraguay. Anche se c’è in realtà un sottobosco underground giovane che sta sviluppando a tutti i livelli proposte artistiche interessanti e chissà, nel futuro chissà… Però: la forza del Paraguay è la “farra”. La farra è la festa, “farrear” significa “far festa”. E qui – se non fa freddo (ossia praticamente 10 mesi all’anno) – si fa festa sempre. Se ti vuoi divertire, esci di casa e non hai problemi a trovare un posto dove ballare, bere, conoscere gente e tornare alle 8 del mattino. Al paraguayo CI piace fare fiesta.

9-Ecchecazzo: le donne! In questo caso mi dispiace molto per tutte coloro che leggeranno (spero) questo post, ma gli uomini paraguayi devo dire che sono brutti, abbastanza bestie e pure un po’ violenti a volte. In compenso le donne paraguaye sono veramente belle. Ma prima, una precisazione per anticipare eventuali proteste: scusate ma questo è il mio post e si da il caso che io sia ancora di sesso maschile e penosamente affetto da periodiche botte ormonali come ogni essere vivente, quindi l’elemento “genere femminile” è una delle tante buone ragioni per restare in Paraguay, ecco. Comunque, come dicevo… la situazione – statistiche alla mano – è questa: 1) Quasi l’80% della popolazione del Paraguay ha meno di 30 anni. 2) Di questo 80% di gggiovani, circa il 70% sono donne e solo il 30% uomini. 3) La grande maggioranza di questo 30% di giovani uomini è costituita da ragazzi rispettabilissimi, però onestamente abbastanza bruttini (e lo dimostra il fatto che uno come me, che non è mai stato “bello” qui viene incredibilmente considerato come tale), inoltre mediamente poco propensi alla cultura e alle buone maniere e piuttosto macisti. 4) La stragrande maggioranza del 70% di giovani donne è costituita da ragazze oggettivamente belle secondo canoni riconosciuti universalmente… more, bionde, rosse, scure di carnagione, dalla pelle bianchissima, alte, basse, formose, magre, dai tratti orientali, europei, indigeni… la miglior mescolanza di stili che abbia mai visto in vita mia, però con un’unica tendenza: la bellezza. 5) La tecnica “classica” di un giovane paraguayo per conquistare una ragazza è: uscire con la suddetta ragazza (la quale si vestirà come se dovesse andare al matrimonio del principe de sarcazzo, mentre il ragazzo come se dovesse pulire il cesso di casa), invitare con sé un gruppo di amici-bestie e andare in discoteca o in un pub tutti insieme, passare la maggior parte del tempo con gli amici iniziando a bere birra per disinibirsi un po’ e superare la estrema timidezza, eccedere con la birra fino a sfiorare il coma etilico ed essere riportato a casa in taxi dalla ragazza con cui si è usciti in totale stato di incoscienza (e la ragazza paga il taxi), ritrovarsi a dormire nel giardino di casa per tutta la notte con le formiche che decidono di impiantare il loro formicaio nel retto del malcapitato. Lo giuro, è così che fanno! …a parte forse le formiche. Questo ci porta, lo-gi-ca-men-te, al punto sei, ossia… 6) Le ragazze paraguaye hanno un debole per gli stranieri. E non è una questione di soldi, qui non esiste il cosiddetto “turismo sessuale”, non ci sono ragazze che si concedono per una cena o un po’ di denaro. Assolutamente no. E’ molto più semplice, le ragazze sono affascinate da ciò che è diverso, esotico (come peraltro accade a qualsivoglia persona in tutto il mondo), sono affascinate da un accento diverso (e qui l’italiano piace molto), da modi di fare diversi, da fisionomie differenti… e quanto più la faccia sia rara e distante dallo stereotipo del paraguayo medio tanto più colpisce (per esempio un ragazzo biondo). Se aggiungiamo che i ragazzi paraguayi – come già detto – non sono modelli di Dolce e Gabbana e si comportano in modo folle e scriteriato quando escono con le fidanzate, beh… non è difficile comprendere come uno straniero “normale” e con modi cortesi possa sorprendere positivamente e conquistare una ragazza paraguaya. Conclusione: per chi volesse, qui è un paradiso!

Adesso sono stanco, non pensavo di scrivere tanto… e vado a dormire.

La prossima volta le 9 ragioni per tornare in Italia (se le trovo).

Gandi, corrispondente dal Paraguay

ps: se da sempre vi assilla la domanda: ma nell’emisfero australe l’acqua scenderà nello scarico del cesso girando in senso contrario? La risposta è sì, ho comprovato, filmato e raccolto testimonianze. Ora è certo.



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