Historia Colorada

di gandi | 7/12/2008

Ore 21.00 qui ad Asunción, Paraguay.

Ora di cena. Nike, la mia gatta, è dispersa nel giardino notturno a caccia di chissà quali esseri viventi. Io mi appresto al più antico e sacro rituale dell’emigrante italiano: mangiare la pasta. Nello specifico, oggi si tratta di pasta al tonno, un insalatiera di pasta al tonno! E’ sabato sera, una piccola gratificazione culinaria me la potrò pur concedere, no?

La mia amica Katia, che di professione fa la “ruba-bambini” ovvero l’assistente sociale, direbbe che sto facendo “comunicazione emozionale” (o qualcosa del genere, non ricordo più la definizione esatta…). Quindi suvvia, terminerò la pasta e poi, senza paura, andiamo con il secondo post sul Paraguay…

…ecco, finito. Allora, il Paraguay… dove eravamo rimasti? Ah! Un po’ di storia sì. E già che ci siamo anche un po’ di politica, che non fa mai male.

Punto numero uno: la situazione politica del Paraguay è assurda. Vi spiego.

La settimana seguente alle – ahimé tristissime – elezioni politiche italiane di aprile, si sono svolte anche qui in Paraguay le elezioni per scegliere il nuovo presidente della Repubblica (piccolo inciso: il Paraguay è costituzionalmente una Repubblica presidenziale, un po’ come la Francia o gli Stati Uniti). L’esito delle elezioni è stato ben diverso che da noi!

Ma per capire cosa sia accaduto qui il 20 aprile 2008, bisogna andare indietro nel tempo.

All’inizio del secolo scorso si affermano in Paraguay due grossi partiti politici, da una parte il partito liberale, di matrice chiaramente di destra, che protegge i grossi latifondisti e i capitali stranieri, dall’altra il partito colorado (che in spagnolo non significa “colorato” tipo l’arcobaleno, bensì “rosso”), un partito nazionalista che cerca di farsi carico dei problemi sociali soprattutto delle classi più povere e incentivare l’indipendenza e lo sviluppo del paese, insomma un partito – diciamo – di ispirazione socialista. Tanto per intenderci: i liberali hanno le bandiere azzurre, i colorados le bandiere rosse (con tanto di stella bianca che sembrano la vecchia URSS!). Il partito liberale governa il paese in maniera molto autoritaria, i colorados sono perennemente all’opposizione, più o meno perseguitati. Questo fino al 1946.

Nel 1946 i colorados vincono a sorpresa le elezioni e prendono il potere. E’ un periodo di fortissima instabilità politica e violente lotte in seno ai partiti, i presidenti del Paraguay si alternano al ritmo di uno ogni 3-4 mesi (e quelli che vengono destituiti spesso finiscono all’obitorio), finchè nel 1954 il generale Alfredo Stroessner, che fa parte del partito colorado, si rompe le palle di questa situazione e fa un bel colpo di stato e bum! …dice: “adesso il presidente sono io.” E con l’aiuto degli Stati Uniti, preoccupati dall’avanzare del “morbo comunista” in America Latina (ricordo che siamo nel pieno della guerra fredda), il generale Alfredo Stroessner (notare il tipico cognome sudamericano…) diventa il padrone assoluto del Paraguay.

La sua sanguinosa dittatura durerà 35 anni, la più lunga del sudamerica, fino al 1989.

E che fa il partito colorado in questi 35 anni? Fa la puttana. Il nostro caro partito di “sinistra” appoggia in pieno la dittatura di Stroessner diventando complice e responsabile della barbarie della repressione, degli omicidi, delle torture, dei migliaia di desaparecidos, dello sterminio degli indigeni del Chaco e di tanti altri simpatici crimini contro l’umanità commessi durante i tragici anni della dittatura. Naturalmente Stroessner, che è un dittatore vero e spietato, come tutti i dittatori procede a eliminare sistematicamente tutti i dissidenti politici, dentro e fuori del partito colorado, svuotandolo d’identità e contemporaneamente “affittando” il partito liberale avversario, che è sempre stato pagato e mantenuto in vita da Stroessner stesso in modo da inscenare  ogni 5 anni il teatrino delle “libere elezioni” (in cui naturalmente vinceva sempre lui). Il risultato fu un sistema basato sulla corruzione, il culto della sua persona e il clientelismo, ovvero: Se sei colorado ti diamo un lavoro, se non sei colorado muori di fame o vai in prigione. Punto.

35 anni sono lunghi e vi potrete immaginare quante porcate Stroessner e il partito colorado han commesso in questo lasso di tempo, quanti morti, quanti esiliati, quanta sofferenza… Alla fine credo che per capire a pieno il carattere dell’uomo paraguayo sia necessario comprendere questa ininterrotta serie di dittature e governi autoritari che han sempre oppresso questo disgraziato (politicamente parlando) paese, sin dai tempi dei conquistadores.

Ma torniamo alla storia.

Nel 1989 (anno storicamente eccezionale, vedasi la caduta del muro di Berlino), l’appoggio da parte dei cari amici gringos al generale Stroessner è ormai inesistente e il dittatore inizia a sentire un bruciore al culo. Infatti nello stesso anno gli fanno pure a lui un bel colpo di stato e lo destituiscono (non prima però di lasciarlo tranquillamente fuggire in Brasile per vivere gli ultimi anni della sua difficile vita nella sua umile tenuta da svariati ettari… …ricorda qualcuno per caso? Un tizio di nome Bettino magari?). Ma la cosa simpatica è che il colpo di stato non lo fa il popolo in rivolta, no. Lo fa il suo con-suocero, un altro generale. Sempre, chiaro, appartenente al partito colorado. I panni sporchi si lavano in famiglia.

Ma i tempi sono cambiati, gli Stati Uniti hanno altre preoccupazioni (tipo un signore di nome Saddam che inizia a cacargli la minchia) e la gente paraguaya reclama finalmente la tanto anelata transizione democratica. Così, succede che il Paraguay redatta la sua prima carta costituzionale, si dota di istituzioni democratiche e nel 1993 – dopo quasi 40 anni di dittatura – avvengono le prime vere libere elezioni nella neonata Repubblica.

Ci sono vari partiti in lizza. E chi vince?

Il partito colorado! Eh sì, proprio lui, ancora lui. Il partito della dittatura, il partito della repressione, della corruzione, degli stermini, delle torture, questo cazzo di partito che a rigor di logica sarebbe dovuto sparire dalla faccia della terra, si ripresenta alle elezioni e stra-vince… dico: stra-vince.

Un po’ come se, dopo la seconda guerra mondiale, il partito fascista si fosse ricandidato alle elezioni e avesse riconquistato immediatamente il potere (anche se, in forma sotterranea, mi chiedo se non sia proprio successo questo in Italia). In ogni caso… ma vi sembra logico che vinca di nuovo sto partito di delinquenti (perché, a parte Stroessner, tutti gli altri criminali erano ancora lì)? …beh, per il paraguayo sì, è logico. E io lo capisco. Dopo 40 anni di oppressione e paura, l’idea di un cambio reale appare ancora più spaventosa degli orrori passati, perché è qualcosa di sconosciuto. E poi dovete pensare che in 40 anni il partito colorado ha avuto tutto il tempo di entrare nella pelle e nell’anima dell’uomo comune, ha potuto legarsi profondamente ad ogni aspetto della vita sociale della nazione, ad ogni istituzione, ad ogni aula di tribunale, è diventato un mostro tentacolare che permea ogni cosa, è come un vecchissimo albero che ha messo radici tanto forti e profonde che sradicarlo significherebbe sradicare il cuore stesso dello stato e gettare il paese nel caos totale.

E così continuarono a comandare loro.

La transizione democratica fu solo un atto formale, mentre le modalità di governo e i padroni del paese rimasero invariati. Certo, terminarono le torture e gli omicidi, almeno quelli di massa o quelli eccessivamente spudorati, ma la sostanza restava la stessa: Se sei colorado ti diamo un lavoro, se non sei colorado muori di fame e verrai isolato (altra forma di prigione). Ri-punto.

Per fortuna, un gruppo di persone (via via sempre più numeroso) cominciarono coraggiosamente a muoversi contro questa barbara forma di ricatto e di schiavitù ideologica ed economica e attraverso una denuncia sociale e grazie ai diritti umani di base ormai riconosciuti anche in Paraguay iniziarono un’opera di lenta erosione del “gigante colorado”, tenendo come obiettivo la speranza di un cambio reale e democratico.

E così arriviamo al 2008, anno delle elezioni politiche in Paraguay.

La mia ex-fidanzata, Perla, super-colorada e di famiglia ancor più fanaticamente colorada, continuava a ripetermi prima delle elezioni: “E’ impossibile che il partito colorado cada. Il partito colorado vince sempre ed è per questo che noi lo votiamo”. Non stupitevi, questo è il ragionamento logico che han fatto 6 milioni di paraguayi per decine d’anni e l’abitudine è dura a morire. Io stesso… io stesso ero convinto che il partito colorado vincesse di nuovo le elezioni, però le rispondevo: “Stai attenta che nulla è eterno, prima o poi dovrà cadere.”

Il 20 aprile 2008, giorno delle elezioni, il partito colorado prende il 35% circa dei voti del popolo paraguayo, il suo maggiore antagonista, un ex-vescovo cattolico di nome Fernando Lugo, sorretto dal vecchio partito liberale e da una serie di piccoli partiti di sinistra, arriva al 47% e vince le elezioni. Dopo esattamente 61 anni il partito colorado perde il potere. Il popolo paraguayo intero capisce che è libero davvero e si riversa in strada, sono tutti pazzi di gioia che manco il mondiale dell’82 in Italia… (ma questa è una buona ragione per festeggiare cazzo! mica una partita di calcio).

Fine della storia.

Riassumendo. La situazione politica (così assurda che manco in una sceneggiatura dei Monty Python…) è questa: da una parte il partito colorado, fascista e corrotto, ancora legato alla dittatura ma rappresentato dall’iconografia classica comunista (colore rosso, bandiera rossa con stella, retorica socialista, ecc.), dall’altra un vescovo cattolico “spretato” che è sorretto congiuntamente dal partito liberale (la vera destra storica e latifondista) e da movimenti sociali e partiti di estrema sinistra. Insomma, un mischiotto politico inconcepibile. In mezzo, come terzo incomodo (avevo dimenticato di citarlo), un ex generale colorado di nome Lino Oviedo (riconosciuto colpevole di una massacro pubblico nel 1999 …credo, il famoso “Marzo Paraguayo”) che viene magicamente liberato di prigione, si candida a presidente pure lui e ottiene il 23% dei voti. …la fantapolitica qui è realtà.

Ora, il presidente Lugo (l’ex-vescovo) sta governando da 5 mesi. Ma ce la farà?

Il futuro è incerto e per lui tenere a bada partito liberale e movimenti comunisti che lo sostengono sembra un’impresa che fa apparire il nostro povero Prodi come un pivello della politica. E i colorados sono ancora lì, pronti come iene…

Mizzega! …mi sono proprio dilungato sulla parte storica. E’ che la storia mi appassiona davvero. E non ho neppure parlato del “plano Condor” e del “archivio del terrore”, come avevo promesso! Beh, sarà per il prossimo post.

Vi lascio con due domande/riflessioni.
1-Perché in Paraguay non si parla della dittatura e praticamente non si denunciano i crimini avvenuti in quei 35 tragici anni? Il mio vicino di casa ho scoperto che è stato torturatore di professione e tutti lo sanno …e la mattina bagna il giardino e va a fare la spesa.
2-Come può un vescovo diventare presidente? E perché un vescovo? Il Paraguay ha sempre avuto bisogno di un uomo forte, si riconosce in un uomo forte, la sua storia lo dimostra. E che uomo è più forte di un messia inviato da Dio?

Gandi, corrispondente dal Paraguay

ps: se volete saperne di più sulle elezioni in Paraguay, sulla situazione politica passata e presente e sui legami che a tutt’oggi sussistono con la dittatura stronista, vi consiglio un bel documentario di una regista italiana, Anna Recalde Miranda, intitolato “La tierra sin mal”. Beh… per forza dico che è bello, l’ho montato io! mica posso dire che è una merda! Comunque un demo del film lo potete trovare anche sul nostro sito: “kinemultimedia.com”.
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