Buffalo Bill
di marcognu | 21/08/2009Guarda un pò cosa ho trovato: lo spot di Buffalo Bill!
Nonostante la base house dello spot, non si tratta di una discoteca, hehehe!
Guarda un pò cosa ho trovato: lo spot di Buffalo Bill!
Nonostante la base house dello spot, non si tratta di una discoteca, hehehe!
Vabbé…
la prima domanda che la gente fa quando si parla del Paraguay è: ma dove cazzo è sto Paraguay?
C’è gente che pensa sia in Africa, c’è gente che lo confonde con l’Uruguay, altri addirittura mi han chiesto se ci siano strade in Paraguay… no guarda, qui vivono sugli alberi e mangiano le bacche! Tutto ciò mi porta alla solita conclusione: l’essere umano medio è sostanzialmente una capra (sottoscritto compreso, che prima di venirci in Paraguay lo conosceva solo grazie alla partecipazione della nazionale paraguaya ai campionati del mondo di calcio).
Però il Paraguay è un paese straordinario, non a caso avrei dovuto fermarmi qualche mese e sono già quasi 2 anni.
Per essere precisi geograficamente, il Paraguay si trova esattamente al centro del continente sudamericano, lo chiamano “el corazón de latinoamerica”, stretto tra le superpotenze Argentina, Brasile, Cile e Bolivia, purtoppo l’unico (mi pare) che non abbia sbocchi al mare, ma riesce comunque ad apparire e vivere come una sorta di isola terrestre visto che il 90% dei suoi confini sono costituiti da fiumi, bacini d’acqua vasti quanto un lago medio italiano.
Il Paraguay è stato il primo paese coloniale sudamericano a conquistare l’indipendenza, a fine ottocento era il paese latinoamericano più ricco e progredito di tutti, la prima linea ferroviaria del continente l’hanno costruita qui (purtroppo è restata la prima e unica del Paraguay che a tutt’oggi non possiede un treno), il territorio stesso era molto più vasto dell’attuale, insomma questo paese era il top del continente… poi è arrivata la guerra. Una sanguinosa guerra chiamata della “Triplice alleanza” in cui Argentina, Brasile e Uruguay (o Bolivia? …boh…) – invidiosi della potenza del Paraguay – si sono alleati tra loro, tradendo gli accordi internazionali precedenti e attaccandolo contemporaneamente da tutte le parti, risultato: gli hanno fatto un culo così! …ossia, gli hanno mangiato 2/3 del territorio e poi l’hanno depredato e schiavizzato. Il Paraguay non si è ancora ripreso.
Ma la storia tragica del Paraguay continua anche nel ‘900, praticamente sti poveri disgraziati son passati da una dittatura all’altra senza soluzione di continuità, ficcandoci in mezzo anche qualche bella guerra come quella del “Chaco” che ha fatto fuori l’80% degli uomini del paese (per questo ci sono tante ma tante donne qui… ma tante… e geneticamente molto pericolose). Ma il massimo della sfiga l’hanno raggiunto con Alfredo Stroessner. La dittatura di Stroessner (orchestrata e sostenuta dagli Stati Uniti) è stata la più lunga di tutto il sudamerica, 35 anni (dal 54 all’89) e una delle più feroci e sanguinarie.
Avete sentito parlare del “piano Condor” e del “archivio del terrore”? …dovreste. In caso contrario consiglio a tutti una bella ricerca su internet, giusto per comprendere meglio la politica statunitense degli ultimi 50 anni in questa parte del mondo e il perchè dell’aria, oserei dire sì (ma con un poco di pudore) “rivoluzionaria” che si respira in questo continente.
Ma ora basta storia. Alla prossima qualche notizia e informazione sulla dittatura e il carattere dell’essere umano paraguayo.
Stasera, scrivendo questo post, mi sono chiesto: ma perchè cazzo non torno a casa? E nonostante a volte venga preso dalla malinconoia e mi metta a riguardare TUTTE le mie vecchie foto che ho sul computer o ad ascoltare tristi canzoni folkloriche lombarde (diosanto!), alla fine dovrà pur esserci una ragione per la mia permanenza in Paraguay, bene… ne ho cercate e trovate 9 (un numero simbolico direi).
1-Il lavoro. Vabbè, mi direte, mica stai a Hollywood! …sì certo, in Paraguay non esiste cinematografia però ci sono degli aspetti unici e affascinanti. In primo luogo dove non c’è nulla, tutto è possibile. Qui si può costruire (quasi) da zero, beh quasi, neh… e c’è una passione e una tensione positiva nelle persone che in Europa (dove il mercato, economico e “creativo”, è già strutturato e consolidato) non ho mai sentito, ci sono milioni di storie interessanti da raccontare, luoghi incredibili, personaggi fantastici, è un po’ come essere un pioniere nel far west e scoprire una immensa miniera d’oro e chiedersi: e mo’ come faccio a portarmi via tutto? …però mica te ne vai, lasciando la miniera a qualcun’altro… mica sei così scemo…
2-La qualità di vita. Ultimamente mi ritrovo sempre più spesso a riflettere sui concetti di “Primo mondo” e “Terzo mondo” (o “quarto”, che ne so…) e mi chiedo: in base a quali criteri definiamo che l’Italia sia un paese del “primo mondo” e il Paraguay del “terzo mondo”? …perchè è indiscutibile che questa classificazione l’abbiamo inventata noi, gente che abita nel cosiddetto “primo mondo”, gente felice, serena, in città sicure e pulite, gente che vive senza stress e in pace col prossimo, siamo la “high class” del mondo e ce lo diciamo da soli! Quindi, resta la domanda (a cui io non ho – onestamente – ancora trovato risposta): con quali criteri si giudica “primo” e “terzo” mondo? Se parliamo di alto livello di corruzione, di povertà economica diffusa a larghi strati della popolazione, mancanza di assistenza sanitaria gratuita, educazione precaria e costosa, criminalità e insicurezza sociale… beh sì, il Paraguay è un paese del “terzo mondo”. Ma siamo poi sicuri che attualmente l’Italia o i super democratici Stati Uniti siano paesi del “primo mondo” in base a questi criteri? A volte penso che il discriminante per distinguere la nostra élite da quelli che consideriamo i poveri derelitti della terra sia la quantità e la vastità dei centri commerciali o la qualità tecnologicamente avanzatissima dei nostri cazzo di rasoi elettrici. Il sospetto dunque mi sorge, non è che esistano altri criteri (criteri più “umani”) per valutare la qualità della vita? …e questo mi porta alla terza ragione della mia permanenza in Paraguay.
3-La natura. Il Paraguay è dal punto di vista naturalistico incredibile. E’ una esplosione di colori, suoni e profumi. Non c’è asfalto che tenga, qui la natura domina ovunque. Ogni casa ha un giardino, ogni metro quadrato cresce un albero, le strade sono piene di fiori e frutti caduti e che marciscono sul cemento perchè nessuno li raccoglie da tanto abbondante è la produzione, il verde… il colore verde è il colore principale (non il grigio topo che avvolge Milano per esempio). Adesso è notte e ho un concerto di grilli fuori dalla finestra e non il traffico automobilistico della fottuta metropoli, la sera – quando rientro a casa – il profumo del gelsomino del mio giardino non è esattamente paragonabile al lezzo dello smog quotidiano del nostro “primo mondo”. Certo, anche qui se vai in centro (soprattutto in orari di punta) l’odore rancido degli scarichi delle vecchie auto e degli autobus a nafta, unito al caldo appiccicoso tropicale, beh… sono onestamente insopportabili. Però è qualcosa di limitato. Limitato a certi orari del giorno e a certe zone della città. Non ti uccide lentamente come da noi, giorno per giorno, ora per ora, con le maledette polveri sottili, forse è brutto sapere di respirare aria decente?
4-Il clima. Dico solo una cosa, o meglio… faccio un paragone. Due anni fa: mi svegliavo alle 7 di mattina, uscivo di casa che era ancora buio, non si vedeva un cazzo, nebbia, freddo, gente incazzata (e te credo!), poi passavo tutto il giorno serrato in uno stanzino senza vedere la luce (ma tanto che me frega, era uguale, perchè fuori persisteva la nebbia… o la pioggia… o comunque il grigiume), rientravo a casa la sera, sempre buio, sempre nebbia, sempre il solito freddo umido di merda. Oggi: mi sveglio (comunque presto, magari non proprio alle 7 in punto, però…) esco di casa e… E C’E’ IL SOLE. Cazzo c’è il sole, proprio lui il sole, un gran bel sole grande e giallo, caldo sin dal mattino. Gli faccio “ciao ciao” al sole e me ne vo’ a lavorare… e incredibile, non ci crederete, qualcuno a volte mi saluta pure! Ma non solo… giuro che non è una balla, il tizio che mi saluta non sembra neppure incazzato come una iena, e io non so perchè non sia incazzato, forse ha vinto alla lotteria…
5-Vado in ufficio in ciabatte. Sì è vero, adesso che è estate vado in ufficio (ossia, in sala di montaggio) in ciabatte, per la cronaca sono infradito rosse. Mi sveglio, faccio colazione, pulisco la cacca del gatto, mi lavo le ascelle ed esco di casa ESATTAMENTE vestito come in casa, in puro stile “homo bestium”. Prima – quando una parte di casa mia era stata adibita a sala di montaggio – non facevo neppure le sforzo di vestirmi quasi, adesso ho dovuto cedere alle “raffinatezze” della società civile e mi devo mettere almeno una maglietta più o meno decente e un paio di pantaloncini e poi fare una lunghissssima camminata di 150 mt. Addirittura due volte al giorno! Che sfiga, neh!
6-La casa. Quanti di voi hanno acceso un mutuo di 20 o 30 anni per comprare un appartamentino da 60 mt quadrati supermoderni, che poi ti alzano magari i tassi d’interesse e uno si ritrova con l’acqua alla gola e non sa più come pagare la rata e la banca che ti caga la minchia e tutto il resto? Quanti vivono arrancando a fine mese in questi cubicoli che manco nel film “Il ragazzo di campagna…” Ma vi sembra normale tutto ciò? A me francamente no. Non mi sembra normale passare 30 anni della mia vita pagando un mutuo per un appartamente claustrofobico. Bene: Paraguay. Vi informo che in Paraguay con la metà dei soldi che spendereste per l’appartamento claustrofobico ci comprate un terreno e ci costruite una casa con piscina, magari non una reggia, ma che cazzo! Tutto ciò grazie al nostro caro euro perchè il cambio è ancora mooolto favorevole. Lo so, probabilmente non è eticamente corretto questo discorso, però è la realtà… e perchè non approfittarne? Mica si fa nulla di male. Adesso… io i soldi per comprare un terreno e costruire una casa non ce li ho, però qualche spicciolo per affittarne una per fortuna sì. E pensare che con 150 euro al mese posso affittare una casa gradevole con sala, cucina, bagno, due stanze, patio e un giardino… no, non mi fa per niente schifo. No, no.
7-La gente. L’essere umano paraguayo è sicuramente particolare. Come del resto qualsiasi essere umano del pianeta. Sarebbe molto complesso cercare di descrivere in poche righe la cultura di questo paese (oltre al fatto che potrei farlo solo superficialmente per ora), il paraguayo bisogna conoscerlo, partecipare dei suoi codici di comportamento per poter essere accettato completamente, bisogna parlare la sua lingua (non solo il castillano, ma anche il guaranì, l’idioma più profondo e autentico del paese. Per chi non lo sapesse il Paraguay è un paese ufficialmente bilingue). Insomma, non è facile inserirsi. Però posso dire una cosa sulla gente, è accogliente e generosa, amichevole senza essere eccessivamente calorosa… e soprattutto – in generale – onesta, ossia… non cercano di fotterti ad ogni piè sospinto per il solo fatto che tu sia straniero, o almeno… non eccedono nel fregarti! Insomma, sono delle brave persone.
8-Il divertimento. Per chi cercasse attività culturali di “alto livello”, un consiglio: non venga in Paraguay. Wim Wenders non verrà mai a presentare il suo ultimo film qui ad Asunción, né Bjork passerà col suo nuovo tour, né Ronconi con uno spettacolo teatrale innovatore, nessuno se lo caga – per ora – il Paraguay. Anche se c’è in realtà un sottobosco underground giovane che sta sviluppando a tutti i livelli proposte artistiche interessanti e chissà, nel futuro chissà… Però: la forza del Paraguay è la “farra”. La farra è la festa, “farrear” significa “far festa”. E qui – se non fa freddo (ossia praticamente 10 mesi all’anno) – si fa festa sempre. Se ti vuoi divertire, esci di casa e non hai problemi a trovare un posto dove ballare, bere, conoscere gente e tornare alle 8 del mattino. Al paraguayo CI piace fare fiesta.
9-Ecchecazzo: le donne! In questo caso mi dispiace molto per tutte coloro che leggeranno (spero) questo post, ma gli uomini paraguayi devo dire che sono brutti, abbastanza bestie e pure un po’ violenti a volte. In compenso le donne paraguaye sono veramente belle. Ma prima, una precisazione per anticipare eventuali proteste: scusate ma questo è il mio post e si da il caso che io sia ancora di sesso maschile e penosamente affetto da periodiche botte ormonali come ogni essere vivente, quindi l’elemento “genere femminile” è una delle tante buone ragioni per restare in Paraguay, ecco. Comunque, come dicevo… la situazione – statistiche alla mano – è questa: 1) Quasi l’80% della popolazione del Paraguay ha meno di 30 anni. 2) Di questo 80% di gggiovani, circa il 70% sono donne e solo il 30% uomini. 3) La grande maggioranza di questo 30% di giovani uomini è costituita da ragazzi rispettabilissimi, però onestamente abbastanza bruttini (e lo dimostra il fatto che uno come me, che non è mai stato “bello” qui viene incredibilmente considerato come tale), inoltre mediamente poco propensi alla cultura e alle buone maniere e piuttosto macisti. 4) La stragrande maggioranza del 70% di giovani donne è costituita da ragazze oggettivamente belle secondo canoni riconosciuti universalmente… more, bionde, rosse, scure di carnagione, dalla pelle bianchissima, alte, basse, formose, magre, dai tratti orientali, europei, indigeni… la miglior mescolanza di stili che abbia mai visto in vita mia, però con un’unica tendenza: la bellezza. 5) La tecnica “classica” di un giovane paraguayo per conquistare una ragazza è: uscire con la suddetta ragazza (la quale si vestirà come se dovesse andare al matrimonio del principe de sarcazzo, mentre il ragazzo come se dovesse pulire il cesso di casa), invitare con sé un gruppo di amici-bestie e andare in discoteca o in un pub tutti insieme, passare la maggior parte del tempo con gli amici iniziando a bere birra per disinibirsi un po’ e superare la estrema timidezza, eccedere con la birra fino a sfiorare il coma etilico ed essere riportato a casa in taxi dalla ragazza con cui si è usciti in totale stato di incoscienza (e la ragazza paga il taxi), ritrovarsi a dormire nel giardino di casa per tutta la notte con le formiche che decidono di impiantare il loro formicaio nel retto del malcapitato. Lo giuro, è così che fanno! …a parte forse le formiche. Questo ci porta, lo-gi-ca-men-te, al punto sei, ossia… 6) Le ragazze paraguaye hanno un debole per gli stranieri. E non è una questione di soldi, qui non esiste il cosiddetto “turismo sessuale”, non ci sono ragazze che si concedono per una cena o un po’ di denaro. Assolutamente no. E’ molto più semplice, le ragazze sono affascinate da ciò che è diverso, esotico (come peraltro accade a qualsivoglia persona in tutto il mondo), sono affascinate da un accento diverso (e qui l’italiano piace molto), da modi di fare diversi, da fisionomie differenti… e quanto più la faccia sia rara e distante dallo stereotipo del paraguayo medio tanto più colpisce (per esempio un ragazzo biondo). Se aggiungiamo che i ragazzi paraguayi – come già detto – non sono modelli di Dolce e Gabbana e si comportano in modo folle e scriteriato quando escono con le fidanzate, beh… non è difficile comprendere come uno straniero “normale” e con modi cortesi possa sorprendere positivamente e conquistare una ragazza paraguaya. Conclusione: per chi volesse, qui è un paradiso!
Adesso sono stanco, non pensavo di scrivere tanto… e vado a dormire.
La prossima volta le 9 ragioni per tornare in Italia (se le trovo).
Gandi, corrispondente dal Paraguay
ps: se da sempre vi assilla la domanda: ma nell’emisfero australe l’acqua scenderà nello scarico del cesso girando in senso contrario? La risposta è sì, ho comprovato, filmato e raccolto testimonianze. Ora è certo.