Archivio di luglio 2009

Stasera riposavo le mie membra sul divano guardando la tv e godendomi il fresco della ventilazione forzata generata dalle pale del ventilatore da soffitto.

In particolare in seconda serata su raitre c’era il programma “C’era una volta” mentre su rete4 “The Unit“. Da una parte il reportage su cosa le potenze occidentali, tra le quali gli Stati Uniti, facciano in Liberia e nella regione del Darfur da più di mezzo secolo; dall’altra la spettacolarizzazione delle prodezze militari di una fantomatica unità, questa volta impegnata in una missione in fondo al mare della Corea del Nord – prima – e in territorio iraniano – dopo -.

Era curioso fare zapping tra un canale e l’altro e quindi poter accostare la descrizione dei misfatti e della violenza generata dalla superpotenza americana in difesa dei propri interessi economici all’esaltazione del valore degli uomini della stessa superpotenza, impegnati in azioni militari su territorio estero per la prevenzione dalla proliferazione nucleare in quelli che G.W. Bush avrebbe definito “stati canaglia”.

Per quanto The Unit possa essere intrigante – perché in America queste serie le sanno fare bene – resta sempre la sensazione che alla fine si tratti pur sempre di propaganda, come peraltro già notato sotto varie forme in JAG, NCIS, CSI:NY, Law & Order, ecc. In The Unit la propaganda è evidente soprattutto nelle parti legate ai civili, cioè alle mogli dei soldati impegnati nelle varie missioni: nel secondo episodio di oggi, ad esempio, una delle signore si lanciava in una filippica sul senso del dovere nei confronti della Patria e degli altri commilitoni, fatta ad un tizio dichiaratosi disertore.

Ma quando guardo serie come questa, quando arrivano – perché ci arrivano sempre – al punto in cui accade l’imprevisto o si rompe qualcosa o qualcuno scazza e quindi l’extrema ratio è far fuori i “nemici”, mi si scatena il seguente pensiero (la mia morosa ne è testimone perché le faccio sempre questa osservazione): ma perché mai tu, soldatone superattrezzato, che ti sei intrufolato senza alcuna autorizzazione in uno stato estero, che sei andato a mettere il naso in affari che non ti dovrebbero riguardare perché non sei un diplomatico né un emissario dell’ONU, che ti arroghi il diritto di fare ciò che vuoi fuori dai tuoi confini, quando il tuo piano va a puttane devi far fuori tutti? Che ne sai tu che il “nemico” al quale spari in mezzo alla fronte non sia un semplice soldato di leva al quale gli toccava fare la guardia a quel magazzino? Chi ti dice che quel soldato al quale spari non sia una brava persona, magari padre di famiglia, magari donatore di sangue, magari amante della Natura o dell’Arte, magari un filantropo?

A parte la facile retorica, quello che mi fa andare in sbattimento il lobo frontale è che in queste serie il soldatone americano debba sempre essere nel giusto, mentre tutti gli altri sono delle merde e se muoio vabbè, però la missione è andata bene. Posso capire se la serie fosse destinata esclusivamente al proprio pubblico nazionale: fai vedere che siamo belli e buoni, che non andiamo in Iraq per mantenere il controllo del petrolio ma per abbattere la dittatura e che comunque ci siamo presi l’impegno e quindi ci andiamo, che se no poi fa brutto. Ma quando queste serie le vendi all’estero, in Europa, lo spettatore, anche se ti segue distrattamente bevendosi un mojito, la propaganda la coglie, quello che viene definito “imperialismo americano” lo vede anche se tu volevi dare un taglio diverso agli episodi. E il pensiero poi va sull’anno di produzione della serie stessa, su chi saranno i produttori e a quale lobby faranno riferimento. The Unit è una produzione pre-Obama: sarà interessante vedere come le nuove serie televisive americane evolveranno ora che la politica degli USA sta cambiando. Vedremo.

Però sono cresciuto abbastanza e posso rendermi conto che non esiste la “nazione buona”: una potenza si muove per allargare o difendere i propri interessi a discapito degli interessi politici ed economici degli avversari.

oggi sciopero

di marcognu | 14/07/2009

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